Le origini

La solennità del Corpus Domini trova la sua origine nelle visioni della beata Giuliana, nata a Retinnès (Liegi) nel 1193, che devotissima del SS. Sacramento all’età di sedici anni si sentì ispirata a promuovere l’istituzione di una festa speciale dell’Eucarestia. Le prime celebrazioni, strettamente collegate con la definizione dogmatica della transustazione, si estesero a tutta la Chiesa anche per l’influsso del cosiddetto “miracolo di Bolsena”. In quell’occasione il Corpus Domini fu portato in processione a Orvieto il 19 giugno 1264.

L’8 settembre dello stesso anno si fissava la festa al giovedì dopo la domenica della Trinità. Il culto dell’Eucarestia, in seguito alla bolla di Urbano IV e Clemente V (1311), ebbe grande diffusione grazie all’indulgenza dei papi Martino V (1417-1431) ed Eugenio IV (1431-1447). Nella devotissima comunità di Camaiore la processione del Corpus Domini è ricordata sul finire del XV secolo. Nel libro delle spese, documento che si conserva nell’Archivio Storico Comunale di Camaiore, si ha notizia di questa tradizionale processione “item per il calo et incignatura di una torcia, prese Leonardo che era capitano il giorno del Corpus Domini nostri Jesus Christi, Lire 3 soldi 12”.

Ma numerosi altri documenti attestano la particolare devozione dei camaioresi per il Corpus Domini. Nella documentazione ottocentesca si ricorda spesso la processione e si delibera affinchè essa potesse svolgersi nel miglior modo possibile; in una lettera della corrispondenza dell’anno 1809 si apprende che il Maire ordinò al Brigadiere della gendarmeria, di stanza a Camaiore, che “in ringraziamento dell’altissimo Dio per l’ingresso in Vienna di Sua Maestà l’imperatore dei francesi la processione del Corpus Domini debba essere eseguita in questa Parrocchia colla maggior pompa”.

Lo storico Giovan Battista Rinuccini nella sua Storia di Camaiore ci descrive la processione del 6 giugno 1844 che vide la straordinaria partecipazione del Duca Carlo Lodovico di Borbone “La Chiesa Collegiata e le pubbliche vie erano addobate con tale ma devota eleganza che l’eguale non erasi fino allora fra noi veduta. V’intervenne il duca in forma pubblica cui faceva bellissima ala i pubblici funzionari e la guardia urbana e tanto più edificava la pietà loro perché strettamente congiunta alla compassione delle umane risorse. Presso quei Reali trovano il povero di che confortare la sua tribolata esistenza”.

Da una fonte orale, che non trova però precisi riferimenti archivistici, si apprende che proprio nella prima metà dell’ottocento furono realizzati i primi tappeti di segatura, frutto dell’insegnamento dei domestici spagnoli che erano al servizio dei Borboni, sovrani del piccolo stato lucchese.
Da altre fonti orali, sicuramente più attendibili, sappiamo invece che agli inizi del novecento la segatura colorata veniva utilizzata per completare le classiche infiorate, mentre soltanto nel 1930, nella guida storica di Camaiore del maestro Vincenzo Tabarrani, si fa menzione unicamente dei tappeti di segatura.

“…le strade sono tappezzate di mortella e di timo boschereccio e di tratto in tratto si ammirano tra il verde disegni fatti con tritura di legno variamente colorata…”.

Si devono però attendere gli anni ’60 per assistere ad un vero è proprio consolidamento della tradizione della segatura, allorché i simpatizzanti dei gruppi politici più in voga in quel momento, sfidandosi in una vera e propria gara realizzarono lineari e geometrici tappeti ma di grande effetto cromatico e di incredibile lunghezza, talvolta superiore ai 100 metri.
Ma la più importante evoluzione tecnica artistica dei tappeti di segatura si può collocare tra gli anni ’70 e ’80 grazie all’assiduo impegno di artisti locali, che con grande maestria, riusciranno a sviluppare capolavori della pittura antica e opere di vario genere legati a temi di attualità. Ai nostri giorni sono quasi una ventina i gruppi che ogni anno, in occasione della festività del Corpus Domini, si cimentano nella realizzazione di stupende quadricromie di segatura colorata di oltre 40 metri di lunghezza che tappezzano, anche se per poche ore, le vie del centro storico di Camaiore.

Luca Santini

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