Un’arte applicata con una tecnica originale

I tappeti di segatura colorata, la cosiddetta Pula sono una tradizione camaiorese con un grande valore storico, culturale e artistico. Il lavoro viene eseguito nelle poche ore notturne, ma la preparazione inizia parecchi mesi prima, partendo da un’idea, un progetto: il motivo religioso (legato alla solennità del Corpus Domini); il disegno ripetitivo, la decorazione geometrica o floreale; motivi innovativi che affrontano tematiche sociali o una nuova composizione.
Il tema scelto si deve sviluppare secondo le dimensioni: una larghezza non superiore ai tre metri ed una lunghezza che varia a seconda dell’impegno dei vari gruppi, e può arrivare ai cinquanta metri.Fino alla vigilia della manifestazione fra i tappetari c’é grande riserbo sul proprio lavoro, si vogliono nascondere gelosamente: l’idea, i colori, lo sviluppo del tappeto.
Anticamente, lungo le vie del centro storico, il tappeto veniva realizzato con petali di fiori e ramoscelli di verde mortella. Verso gli anni ’30 dai documenti storici si parla di segatura: ”Si ammirano disegni fatti con tritura di legno sapientemente colorata…” (P. Tabarrani – Guida storica di Camaiore).

La segatura è un materiale povero che, con l’aggiunta del colore anilina, produce un grande effetto cromatico. La segatura di pioppo o d’abete (legni chiari) diviene l’elemento essenziale per la realizzazione del tappeto. I tappetari preparano intelaiature in legno con sagome di compensato intagliate secondo il disegno stabilito. Questo è un compito difficile perché ogni stampo serve per uno o più colori in sfumatura, per delineare i contorni della figura. In questo è necessaria tanta esperienza, calcolando i vari passaggi con sovrapposizioni dei colori, e qui entra in gioco l’effetto cromatico e le varie tonalità di colore. Gli stampi, uno dopo l’altro, vengono appoggiati sul selciato e su di essi con il setaccio passa la segatura. Dopo aver separato la segatura dai trucioli più grossi, la parte fine ed omogenea viene tinta calcolando la quantità per ciascun colore (una pala equivale ad un metro quadro).
I colori (aniline come detto) vengono disciolti in acqua o in alcool, sono versati sulla segatura e strofinando con le mani ricoperte dai guanti, quel povero materiale si trasforma nel colore stabilito.

Nelle soffitte, nei garages, nelle cantine, i gruppi fanno nascere montagne di rosso, verde, giallo, rosa. Tutte le tonalità sono lasciate riposare per qualche ora, mantenendo però la giusta umidità fino alla sera della realizzazione (il colore verrà custodito in sacchi di nylon).
Nel corso degli anni il tappeto si è trasformato, legato spesso ad una simbologia semplice, con il tema religioso sempre ben definito, ma anche lineare e geometrico sviluppando temi di attualità legati alla società: pace, guerra, violenza, fratellanza, amore.
La manifestazione, ha subito naturalmente alti e bassi ed alcuni anni di interruzione nel periodo della guerra, ma poche sono le testimonianze e la documentazione di quel periodo. Intorno agli anni ’50, grazie all’impegno di singoli cittadini, e alla spinta sociale di alcuni gruppi, nasce una forte competitivita che fa crescere la manifestazione. Aumenta l’originalità con l’aggiunta di nuovi materiali, quale il gessetto colorato. Alcuni artisti della zona lavorano alla parte centrale del tappeto, realizzando dipinti con la tecnica del Madonnaro aventi come tema scene religiose e simboliche, mentre la lavorazione in segatura del tappeto resta semplice e ripetitiva.

Tappeto di metà anni ’60

Nella storia dei tappeti diverse generazioni si sono succedute e la manifestazione ha avuto risultati alterni, fino ad arrivare al 1968, quando anche questa iniziativa ha risentito della spirito di grande “rinnovamento ideale” che scuoteva tutta l’Italia: da un gruppo di giovani liceali viene contestata la “tradizione” ed il tappeto diventa un “manifesto” di impegno sociale e politico contro la guerra nel Vietnam e la fame nel mondo. La segatura di un solo colore formò il tappeto con raggiunta di sassi, filo spinato e colore sgocciolato su cartoncino,che prima della processione, vennero rimossi con l’intervento delle forze dell’ordine. Oggi, scherzosamente possiamo dire che questa è stata l’Action Painting dei tappeti di segatura. Nonostante questa originale contestazione, la “Tradizione” per gli alti valori religiosi, storici, culturali e artistici, resiste e dopo il 1970 abbiamo di nuovo un forte impulso alla manifestazione. I gruppi partecipanti aumentano e i vecchi mestieranti sono alla ricerca di nuove tecniche di lavorazione.
I brillantini vengono mescolati alla segatura per avere maggiore luminosità sui colori; si parlerà in questo periodo di nuove tecnologie e impiego di nuove sostanze; la segatura così povera diventa ricca, si crea quel luccichìo sul colore con effetto scenografico.
I gruppi diventano più organizzati, ogni componente ha un compito da assolvere: chi controlla le misure e traccia i segni per terra, chi stende il fondo di base, chi si dedica al primo stampo e chi alle sfumature e alle decorazioni, chi riempie gli stacci dei vari colori e tiene puliti gli stampi dopo averli usati.
Dal 1983 l’Amministrazione Comunale di Camaiore sulla spinta di un’altra manifestazione, “I Madonnari”, che si teneva nello stesso periodo, approva un regolamento anche per i tappeti di segatura: un premio per i tappeti migliori, giudicati da un’apposita commissione e un rimborso spese. Per la tecnica di esecuzione si stabilisce l’uso esclusivo della segatura, regole sulla grandezza dei tappeti ed infine una suddivisione dei gruppi in categorie: prima categoria; seconda (vecchie riproposizioni); gruppo giovani; altre tecniche (fiori).
In questi anni cresce la competizione fra i gruppi tappetari, e tra tappetari e madonnari, anche nella popolazione che per campanilismo tifa per la nostra tradizione. Sono anni molto interessanti e le manifestazioni creano notizia anche nei mass media. I gruppi, in forte competizione, con l’uso della sola segatura cercano di sfruttare al massimo il materiale, con una ricerca cromatica sempre più impegnativa ma anche con una ricerca plastica e chiaroscurale di notevole effetto.
Una rivoluzione avviene anche nella costruzione degli stampi, con l’uso di materiali alternativi al compensato, per esempio il cartone e la faesite, e l’uso di telai come sostegno. Anche lo storico setaccio, usato per spargere la segatura, assume forme diverse per le diverse esigenze.

Dopo il 1990 alcuni gruppi storici hanno cessato la loro attività e si sono perse diverse figure caratteristiche di tappetaro. Questi ultimi anni però hanno visto la partecipazione di gruppi nuovi molto spesso composti da giovani o legati alla scuola attraverso progetti didattici sulla conoscenza della manifestazione e della sua tecnica.
Oggi dobbiamo investire perciò nelle nuove generazioni, per conservare e mantenere viva la tradizione, arrivando nell’immediato alla costituzione di un centro per la valorizzazione dei tappeti di segatura, un progetto quindi che tuteli il patrimonio culturale e artistico, che si esprima nella storia locale e promuova fra i giovani la conoscenza di questa tecnica sempre più rivoluzionaria, ma nello spirito della tradizione religiosa, senza sostituire i vecchi materiali: la segatura quel materiale povero, oggi ancora più ricco di contenuto grazie all’abilità dei Maestri Tappetari camaioresi.

Franco Benassi

Note

Pula: Segatura, tritume di legno.
Mortella: Sempreverdi odorosi, spargere la mortella per le vie.
Anilina: Base di colori artificiali molto concentrati.
Stampo: Intaglio su compensato, cartone o altro. Diverse forme bucate, secondo il disegno stabilito.
Staccio: Setaccio in legno con rete metallica.
Madonnaro: Artista di strada specializzato su immagini sacre a gessetto.
Action Painting: Pittura d’azione americana, per sgocciolare il colore per terra, uso di elementi di tutti i generi, legno, sasso, tela di sacco.
Brillantini: Tritura di vetro in vari colori, glitter.
Tappetaro: Nomignolo dato agli artisti (o artigiani) dei tappeti di segatura.

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