La grande magia

La terra di Camaiore è ricca di molte tradizioni e fra queste occupa un posto di rilievo quella dei tappeti di pula colorata, realizzati in occasione della solenne processione del Corpus Domini.
Non sappiano con esattezza a quale epoca risalgano, dal momento che non esistono fonti documentarie che ne sanciscano un’origine ben definita nel tempo, anche se sono state avanzate varie ipotesi a volte invero assai fantasiose. Infatti alcuni ne attribuiscono la paternità all’estro e all’inventiva di alcuni artigiani locali, altri ai servitori spagnoli dei principi di Borbone, residenti nella vicina villa di Capezzano Pianore.

Sta di fatto che, a dispetto dell’inevitabile usura degli anni, questa particolare forma d’arte e di devozione è giunta ai giorni nostri, riuscendo a rinnovare ogni anno il suo particolare fascino.
I vari gruppi di tappetari, accomunati dall’identica passione, ma rigorosamente contrapposti secondo un sano spirito di competizione, si dedicano alla produzione di questi singolari manufatti seguendo le fasi di una lavorazione che richiede molto impegno e cura.
Innanzitutto si pone mano al bozzetto che dovrà sviluppare il tema religioso proposto all’interno delle rigide misure del tappeto (2 metri circa di larghezza per 35 metri e più di lunghezza). Poi si passa al calcolo degli stampi in legno, intagliati in base al numero delle forme e dei colori. Infine si setaccia e si colora la segatura di legno, secondo una vasta tavolozza di sfumature e tonalità. Questa fase preparatoria richiede molta esperienza dal momento che si tratta di una tecnica particolare e assai complessa. Alcuni giorni prima della festa poi i vari gruppi scendono in strada per tracciare con il gesso sul selciato le linee del tappeto, evidenziando i contorni, delimitando i vari quadri, indicando i cambi di colore del fondo.
Si arriva così al giorno della vigilia quando all’imbrunire, inizia per tutti la grande magia. Muniti di stacci e sospesi su traballanti assi di legno, i volenterosi tappetari attendono alacremente al loro lavoro:chi calcola la posizione degli stampi, chi li pone a terra, chi sceglie i colori, chi stende la segatura, chi esegue le sfumature. Tutto secondo un comune progetto che li impegnerà per l’intera notte: solo all’alba si compirà il prodigio e le vie del centro cittadino si ammanteranno di delicati e variopinti tappeti.

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Basta poco però per guastare l’incantesimo: uno scroscio improvviso di pioggia o un soffio violento di vento. Allora quella magica polvere colorata si disperderebbe inevitabilmente, tornando ad essere informe segatura. Ma è un rischio da correre: di lì a poco i fedeli sfileranno in corteo e ammireranno stupiti ed increduli i vari lavori, rammaricati in cuor loro che tali capolavori debbano durare solo le brevi ore di un mattino. Stupore e rimpianto, gioia e nostalgia, sono i sentimenti che accomunano tutti coloro che vivono questi momenti, siano essi spettatori o tappetari. Questi ultimi poi, appena il lavoro è ultimato, si ritirano in gran fretta, non tanto perché vinti dalla stanchezza, quanto per non assistere impotenti al repentino epilogo della storia.
Ed è forse proprio questo aspetto a costituire il segreto della manifestazione, dove la bellezza delle opere è intimamente legata alla sua stessa precarietà, la ricchezza del risultato intrisa della povertà del materiale adoperato. Sono proprio questi contrasti che la rendono unica e la connotano di un valore che, aggiungendosi al significato religioso, dischiude nuovi orizzonti di senso, più profonde motivazioni.PFM_1-172-e1370171962456

Da sempre l’espressione artistica si vuole legata al desiderio di immortalità del suo autore. “Muor Giove, e l’inno del poeta resta” afferma Carducci, descrivendo con queste parole la capacità dell’arte di superare i suoi limiti temporali, per presentarsi, secondo un’idea romantica, universale ed eterna. L’ opera d’arte sopravvive al suo autore, rimanendo come testimonianza di chi l’ha realizzata, espressione del suo ingegno, manifestazione della sua personalità. E’ l’autore che traspare in essa e grazie ad essa si perpetua la sua intenzionalità espressiva.
Che dire allora dei nostri tappeti, anch’essi certamente frutto di una creatività artistica, che al contrario sono fatti per non durare nel tempo?
Per essi non è tanto l’artefice a svolgere un ruolo decisivo, quanto lo spettatore: è lui che dovrà, una volta che l’oggetto non ci sarà più, ricostruirne il significato, farne rivivere la bellezza nel tempo. Così tutta l’enfasi legata alla manifestazione si concentra soprattutto sulle fasi della realizzazione. L’originalità del tappeto è quella di essere ammirato in fieri, man mano che strato su strato, stampo su stampo, viene ultimato. Più che l’opera, è determinante il momento in cui essa nasce e si realizza, il modo in cui la creatività dà forma alla materia: il farsi più che il prodotto finito. L’espressione artistica diventa quanto mai incontro, temporaneo contatto, scambio di sensazioni ed emozioni fra individui. Ciò che resta dopo il distacco non è niente di concreto, ma solo la memoria di quella esperienza.

Questa caratteristica accomuna la nostra tradizione a quella dei mandala, i tipici disegni eseguiti dai monaci buddisti servendosi di polveri colorate. Anche la loro realizzazione richiede un lavoro lungo e paziente ed anche in questo caso, una volta ultimati, il loro artefice dopo una breve preghiera, li distrugge. Il significato di questo gesto va ricercato nella valenza simbolica del mandala visto come uno spazio armonioso all’interno del quale si realizza il nostro incontro con il divino. Una volta che tale incontro è avvenuto, l’oggetto in se stesso perde di valore e perciò viene distrutto.
Anche in questo caso il messaggio trasmesso è legato a un senso di armonia mista a precarietà, di bellezza velata di povertà. Fondamentale poi è il tema dell’incontro, cioè di una esperienza profonda e al contempo fugace. L’incontro è breve e tuttavia ci segna intimamente, è limitato nel tempo e nello spazio, tuttavia il suo ricordo ci seguirà per sempre. In esso la felicità provata prevede già il dolore per l’imminente separazione. Anche i nostri tappeti godono di questo privilegio: dotati di un’esistenza tanto breve, essi sono più ricordati che visti, ci appartengono come memoria più che come esperienza.944456_10152862835185304_1310255990_n

Altro elemento di originalità della nostra manifestazione riguarda il materiale adoperato. Nella società consumistica, dove il nuovo divora il vecchio, lo espelle e lo annienta, dove ciò che non serve diviene inutile spazzatura, l’utilizzo della segatura, cioè di un materiale di scarto, acquista un particolare significato. Infatti il suo riutilizzo e valorizzazione non va vista come semplice riciclaggio, ma come la possibilità, proprio attraverso la dimensione artistica e creativa, di dare nuova vita e dignità a ciò che all’apparenza può apparire inutile. Un modo anche questo per sottrarsi alle attuali politiche di rottamazione che oltre a svalutare oggetti e materiali, finiscono per mostrare come inutili e superati anche i valori e le tradizioni culturali.
I tappeti di segatura, visti nella precarietà della loro esistenza e nella povertà del materiale che li costituisce, si legano così al nostro ambiente, allo spazio della nostra vita, per scenografia, per colore, per consistenza, per recupero ecologico, per sentimento verso le cose semplici, per insicurezza e instabilità. Diventano nostra particolare espressione, testo originale della nostra realtà. Proprio perché autentica e genuina, questa tradizione, a dispetto del tempo, ha trovato la forza di non estinguersi, ma di rinnovarsi, riuscendo a comunicare all’interno delle sue abituali forme espressive, il nostro sentire ed il nostro particolare modo di essere.

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Questa evoluzione è ben visibile se esaminiamo i lavori eseguiti negli anni dai vari gruppi. Sebbene ciascuno di essi abbia cercato di sviluppare un proprio stile, è evidente il desiderio da parte di tutti, di migliorarsi sia dal punto di vista tecnico, sia per quanto riguarda i contenuti.
Accanto a tappeti più tradizionali, nei quali gli elementi decorativi più o meno elaborati si ripetono secondo un dato schema, ne abbiamo altri che propongono un preciso tema figurativo che si sviluppa per tutta la lunghezza dell’opera. Inoltre accanto al significato religioso, alcuni lavori hanno introdotto temi e problematiche sociali di scottante attualità.
Sempre di più il tappeto è diventato da puro oggetto decorativo, mezzo di rappresentazione e racconto.

Pier Paolo Dinelli

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