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Il prezioso servizio dei tappetari

110Quello che ammiriamo ogni anno per le strade di Camaiore è il frutto di una instancabile passione che da decenni caratterizza la preparazione del Corpus Domini cittadino, tantissimi uomini e donne di tutte le età che aggregati in vari gruppi si cimentano in un articolato lavorìo per trasformare la semplice e povera segatura in autentici capolavori.
Per meglio legare il lavoro dei tappetari alla pastorale della parrocchia negli ultimi anni è stato pensato di inserire il loro prezioso lavoro all’interno del tempo liturgico, seguendo ogni volta il Tema Pastorale dell’anno e cercando di condividerlo con la comunità.
Durante l’Avvento sono stati invitati i vari gruppi e alla fine di una bella Celebrazione Eucaristica vengono assegnati i diversi sottotemi con una breve spiegazione. Nel tempo Pasquale i gruppi portano i bozzetti, mostrando quello che hanno pensato di realizzare poi in grande scala, come stimolo di riflessione per l’intera comunità.
Devo riconoscere che i vari gruppi hanno veramente preso sul serio il lavoro loro richiesto “sfornando” interessanti e originali vari modi espressivi per realizzare il loro tappeto. La bellezza del segno ed i colori che escono dall’ingegno e dalle fatiche notturne preparano e accompagnano il passare dalle nostre strade di Colui che continua a venire incontro ad ogni uomo per donargli vita, gioia e pace, Gesù Cristo!
Desidero ringraziare i Tappetari, tra questi in particolare i ragazzi e i giovani, che con la loro gioiosa partecipazione testimoniano che la tradizione dei tappeti è una realtà viva, in continua crescita, e insieme svolgono un prezioso servizio alla Comunità e per conto della Comunità a tutti coloro che visitano la nostra città nella notte vigilia del Corpus Domini.
Un fraterno saluto.

Priore di S.Maria Assunta
Mons. Damiano Pacini

Momenti della lavorazione

L’IDEA E IL BOZZETTO

Ogni gruppo ha un disegnatore, un ideatore che realizza il bozzetto preliminare, dal quale verrà realizzato il tappeto. Questa è la fase progettuale, preparata nei mesi invernali e dall’idea dopo la verifica con i componenti del gruppo si realizza il bozzetto in scala con le dimensioni in larghezza e lunghezza, lo sviluppo della fase decorativa, la figura centrale o altre scelte che esplorano soluzioni diverse.
Una delle scelte da definire nel bozzetto è la fascia laterale, la cornice cioè del tappeto, ma anche in questo caso il disegnatore può esplorare altre soluzioni come la non scelta della cornice, per cui il disegno centrale domina fino al bordo o altre esperimenti innovativi. Come possiamo capire la scelta del disegnatore è determinante e tutto il gruppo deve poi condividere tali scelte e tradurle in operatività. Un lavoro quindi individuale che richiede poi la condivisione per un lavoro d’equipe.

Il bozzetto oltre che necessario per il trasferimento delle immagini serve per la scelta dei colori. Viene pertanto predisposto uno schema del bozzetto con la ripartizione degli spazi e la scelta dei colori: il piano dei colori prevede lo strato iniziale e le fasi successive secondo i diversi spazi e sarà utilizzato dai componenti del gruppo per la colorazione della segatura.

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IL BOZZETTO TRASFERITO SU LEGNO

Questa fase propriamente tecnica richiede il trasferimento del bozzetto sui fogli di compensato, con la sequenza dei vari motivi o figure, stabilendo i vari passaggi cromatici. Ogni disegno su compensato rappresenta un colore o più colori in sfumatura. Questa operazione avviene attraverso il trasferimento classico del riporto grafico o attraverso mezzi tecnici operativi (oggi molto utilizzati la lavagna luminosa o il proiettore di immagini). A disegno terminato i fogli di compensato sono pronti per l’intaglio e diventare quindi quello strumento indispensabile ed unico che prende il nome di “stampo”.

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Disegno

GLI STAMPI

Gli stampi sono strumenti indispensabili per la realizzazione dei tappeti di segatura. Il materiale che si usa per costruirli è il compensato che è formato da sfogliati cioè da grandi fogli di legno (di spessore da tre a cinque millimetri).
Gli stampi dunque sono dei pannelli di compensato che variano nel numero e nella grandezza e su di essi vengono disegnate le immagini. Ogni pannello disegnato viene poi inciso con una penna ad aria, con frese o con un seghetto elettrico. Devono essere costruiti tanti stampi quanti sono i colori che si vogliono usare nella realizzazione del tappeto.
Quando i pannelli disegnati sono stati incisi si sovrappongono per vedere se coincidono dal primo all’ultimo. A questo punto gli stampi sono quasi pronti, vanno solo rifiniti perché più facilmente si possono usare. Si tracciano esattamente le dimensioni che si vogliono dare al tappeto e poi si taglia lo stampo sulla linea segnata. I listelli di legno vanno fermati lungo i bordi degli stampi per facilitarne la manovrabilità.
intaglio

LA SEGATURA

La segatura è un materiale incoerente e minuto che si produce segando il legno. La parola stessa ne denuncia l’origine. Infatti si trova nelle segherie del legname. Migliore è la segatura di pioppo perchè è chiara ed assorbe meglio il colore.
Spesso si usa però la segatura di pino o di abete perché più facili da reperire. La segatura viene ben setacciata con appositi stacci di più misure con rete più o meno fitta. La segatura pronta viene colorata secondo la quantità ed i colori richiesti dal progetto.
Ogni quantità da colorare viene ammucchiata sul pavimento ben pulito, mentre in un secchio viene diluita nell’acqua l’anilina, una polvere colorante. L’acqua così colorata viene versata lentamente nella segatura da una persona, mentre le altre con le mani la rivoltano e la impastano, evitando che si formino grumi pieni di colore concentrato. Questa operazione dura fino a quando la segatura è tutta omogenea del colore desiderato. Oggi questa “storica manualità” è sostituita con una impastatrice utilizzata nel campo edile che sostituisce il lavoro di impastatura.
Comunque terminata l’operazione la segatura viene lasciata un giorno esposta all’aria e poi chiusa con la giusta umidità nei sacchi di nylon per conservarla fino alla realizzazione del tappeto.

L’ANILINA

L’anilina è il tipo di colorante come abbiamo detto utilizzato per impastare la segatura. E’ un colore concentrato indelebile, utilizzato nella colorazione della carta a livello industriale, adatto per la segatura che ha una forte assorbenza essendo legno. In commercio la troviamo in polvere e liquida, ma entrambe devono essere diluite in acqua, meglio ancora con l’alcool. Questo permette un migliore assorbimento del colore e nel tempo la segatura colorata si può mantenere in sacchi di nylon chiusi. Il colore deve essere assorbito uniformemente e quindi l’impasto è determinante. Oggi si utilizzano per lo più altri coloranti atossici, soprattutto quelli utilizzati per la colorazione e la stampa dei cartoni alimentari.

La grande magia

La terra di Camaiore è ricca di molte tradizioni e fra queste occupa un posto di rilievo quella dei tappeti di pula colorata, realizzati in occasione della solenne processione del Corpus Domini.
Non sappiano con esattezza a quale epoca risalgano, dal momento che non esistono fonti documentarie che ne sanciscano un’origine ben definita nel tempo, anche se sono state avanzate varie ipotesi a volte invero assai fantasiose. Infatti alcuni ne attribuiscono la paternità all’estro e all’inventiva di alcuni artigiani locali, altri ai servitori spagnoli dei principi di Borbone, residenti nella vicina villa di Capezzano Pianore.

Sta di fatto che, a dispetto dell’inevitabile usura degli anni, questa particolare forma d’arte e di devozione è giunta ai giorni nostri, riuscendo a rinnovare ogni anno il suo particolare fascino.
I vari gruppi di tappetari, accomunati dall’identica passione, ma rigorosamente contrapposti secondo un sano spirito di competizione, si dedicano alla produzione di questi singolari manufatti seguendo le fasi di una lavorazione che richiede molto impegno e cura.
Innanzitutto si pone mano al bozzetto che dovrà sviluppare il tema religioso proposto all’interno delle rigide misure del tappeto (2 metri circa di larghezza per 35 metri e più di lunghezza). Poi si passa al calcolo degli stampi in legno, intagliati in base al numero delle forme e dei colori. Infine si setaccia e si colora la segatura di legno, secondo una vasta tavolozza di sfumature e tonalità. Questa fase preparatoria richiede molta esperienza dal momento che si tratta di una tecnica particolare e assai complessa. Alcuni giorni prima della festa poi i vari gruppi scendono in strada per tracciare con il gesso sul selciato le linee del tappeto, evidenziando i contorni, delimitando i vari quadri, indicando i cambi di colore del fondo.
Si arriva così al giorno della vigilia quando all’imbrunire, inizia per tutti la grande magia. Muniti di stacci e sospesi su traballanti assi di legno, i volenterosi tappetari attendono alacremente al loro lavoro:chi calcola la posizione degli stampi, chi li pone a terra, chi sceglie i colori, chi stende la segatura, chi esegue le sfumature. Tutto secondo un comune progetto che li impegnerà per l’intera notte: solo all’alba si compirà il prodigio e le vie del centro cittadino si ammanteranno di delicati e variopinti tappeti.

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Basta poco però per guastare l’incantesimo: uno scroscio improvviso di pioggia o un soffio violento di vento. Allora quella magica polvere colorata si disperderebbe inevitabilmente, tornando ad essere informe segatura. Ma è un rischio da correre: di lì a poco i fedeli sfileranno in corteo e ammireranno stupiti ed increduli i vari lavori, rammaricati in cuor loro che tali capolavori debbano durare solo le brevi ore di un mattino. Stupore e rimpianto, gioia e nostalgia, sono i sentimenti che accomunano tutti coloro che vivono questi momenti, siano essi spettatori o tappetari. Questi ultimi poi, appena il lavoro è ultimato, si ritirano in gran fretta, non tanto perché vinti dalla stanchezza, quanto per non assistere impotenti al repentino epilogo della storia.
Ed è forse proprio questo aspetto a costituire il segreto della manifestazione, dove la bellezza delle opere è intimamente legata alla sua stessa precarietà, la ricchezza del risultato intrisa della povertà del materiale adoperato. Sono proprio questi contrasti che la rendono unica e la connotano di un valore che, aggiungendosi al significato religioso, dischiude nuovi orizzonti di senso, più profonde motivazioni.PFM_1-172-e1370171962456

Da sempre l’espressione artistica si vuole legata al desiderio di immortalità del suo autore. “Muor Giove, e l’inno del poeta resta” afferma Carducci, descrivendo con queste parole la capacità dell’arte di superare i suoi limiti temporali, per presentarsi, secondo un’idea romantica, universale ed eterna. L’ opera d’arte sopravvive al suo autore, rimanendo come testimonianza di chi l’ha realizzata, espressione del suo ingegno, manifestazione della sua personalità. E’ l’autore che traspare in essa e grazie ad essa si perpetua la sua intenzionalità espressiva.
Che dire allora dei nostri tappeti, anch’essi certamente frutto di una creatività artistica, che al contrario sono fatti per non durare nel tempo?
Per essi non è tanto l’artefice a svolgere un ruolo decisivo, quanto lo spettatore: è lui che dovrà, una volta che l’oggetto non ci sarà più, ricostruirne il significato, farne rivivere la bellezza nel tempo. Così tutta l’enfasi legata alla manifestazione si concentra soprattutto sulle fasi della realizzazione. L’originalità del tappeto è quella di essere ammirato in fieri, man mano che strato su strato, stampo su stampo, viene ultimato. Più che l’opera, è determinante il momento in cui essa nasce e si realizza, il modo in cui la creatività dà forma alla materia: il farsi più che il prodotto finito. L’espressione artistica diventa quanto mai incontro, temporaneo contatto, scambio di sensazioni ed emozioni fra individui. Ciò che resta dopo il distacco non è niente di concreto, ma solo la memoria di quella esperienza.

Questa caratteristica accomuna la nostra tradizione a quella dei mandala, i tipici disegni eseguiti dai monaci buddisti servendosi di polveri colorate. Anche la loro realizzazione richiede un lavoro lungo e paziente ed anche in questo caso, una volta ultimati, il loro artefice dopo una breve preghiera, li distrugge. Il significato di questo gesto va ricercato nella valenza simbolica del mandala visto come uno spazio armonioso all’interno del quale si realizza il nostro incontro con il divino. Una volta che tale incontro è avvenuto, l’oggetto in se stesso perde di valore e perciò viene distrutto.
Anche in questo caso il messaggio trasmesso è legato a un senso di armonia mista a precarietà, di bellezza velata di povertà. Fondamentale poi è il tema dell’incontro, cioè di una esperienza profonda e al contempo fugace. L’incontro è breve e tuttavia ci segna intimamente, è limitato nel tempo e nello spazio, tuttavia il suo ricordo ci seguirà per sempre. In esso la felicità provata prevede già il dolore per l’imminente separazione. Anche i nostri tappeti godono di questo privilegio: dotati di un’esistenza tanto breve, essi sono più ricordati che visti, ci appartengono come memoria più che come esperienza.944456_10152862835185304_1310255990_n

Altro elemento di originalità della nostra manifestazione riguarda il materiale adoperato. Nella società consumistica, dove il nuovo divora il vecchio, lo espelle e lo annienta, dove ciò che non serve diviene inutile spazzatura, l’utilizzo della segatura, cioè di un materiale di scarto, acquista un particolare significato. Infatti il suo riutilizzo e valorizzazione non va vista come semplice riciclaggio, ma come la possibilità, proprio attraverso la dimensione artistica e creativa, di dare nuova vita e dignità a ciò che all’apparenza può apparire inutile. Un modo anche questo per sottrarsi alle attuali politiche di rottamazione che oltre a svalutare oggetti e materiali, finiscono per mostrare come inutili e superati anche i valori e le tradizioni culturali.
I tappeti di segatura, visti nella precarietà della loro esistenza e nella povertà del materiale che li costituisce, si legano così al nostro ambiente, allo spazio della nostra vita, per scenografia, per colore, per consistenza, per recupero ecologico, per sentimento verso le cose semplici, per insicurezza e instabilità. Diventano nostra particolare espressione, testo originale della nostra realtà. Proprio perché autentica e genuina, questa tradizione, a dispetto del tempo, ha trovato la forza di non estinguersi, ma di rinnovarsi, riuscendo a comunicare all’interno delle sue abituali forme espressive, il nostro sentire ed il nostro particolare modo di essere.

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Questa evoluzione è ben visibile se esaminiamo i lavori eseguiti negli anni dai vari gruppi. Sebbene ciascuno di essi abbia cercato di sviluppare un proprio stile, è evidente il desiderio da parte di tutti, di migliorarsi sia dal punto di vista tecnico, sia per quanto riguarda i contenuti.
Accanto a tappeti più tradizionali, nei quali gli elementi decorativi più o meno elaborati si ripetono secondo un dato schema, ne abbiamo altri che propongono un preciso tema figurativo che si sviluppa per tutta la lunghezza dell’opera. Inoltre accanto al significato religioso, alcuni lavori hanno introdotto temi e problematiche sociali di scottante attualità.
Sempre di più il tappeto è diventato da puro oggetto decorativo, mezzo di rappresentazione e racconto.

Pier Paolo Dinelli

Le origini

La solennità del Corpus Domini trova la sua origine nelle visioni della beata Giuliana, nata a Retinnès (Liegi) nel 1193, che devotissima del SS. Sacramento all’età di sedici anni si sentì ispirata a promuovere l’istituzione di una festa speciale dell’Eucarestia. Le prime celebrazioni, strettamente collegate con la definizione dogmatica della transustazione, si estesero a tutta la Chiesa anche per l’influsso del cosiddetto “miracolo di Bolsena”. In quell’occasione il Corpus Domini fu portato in processione a Orvieto il 19 giugno 1264.

L’8 settembre dello stesso anno si fissava la festa al giovedì dopo la domenica della Trinità. Il culto dell’Eucarestia, in seguito alla bolla di Urbano IV e Clemente V (1311), ebbe grande diffusione grazie all’indulgenza dei papi Martino V (1417-1431) ed Eugenio IV (1431-1447). Nella devotissima comunità di Camaiore la processione del Corpus Domini è ricordata sul finire del XV secolo. Nel libro delle spese, documento che si conserva nell’Archivio Storico Comunale di Camaiore, si ha notizia di questa tradizionale processione “item per il calo et incignatura di una torcia, prese Leonardo che era capitano il giorno del Corpus Domini nostri Jesus Christi, Lire 3 soldi 12”.

Ma numerosi altri documenti attestano la particolare devozione dei camaioresi per il Corpus Domini. Nella documentazione ottocentesca si ricorda spesso la processione e si delibera affinchè essa potesse svolgersi nel miglior modo possibile; in una lettera della corrispondenza dell’anno 1809 si apprende che il Maire ordinò al Brigadiere della gendarmeria, di stanza a Camaiore, che “in ringraziamento dell’altissimo Dio per l’ingresso in Vienna di Sua Maestà l’imperatore dei francesi la processione del Corpus Domini debba essere eseguita in questa Parrocchia colla maggior pompa”.

Lo storico Giovan Battista Rinuccini nella sua Storia di Camaiore ci descrive la processione del 6 giugno 1844 che vide la straordinaria partecipazione del Duca Carlo Lodovico di Borbone “La Chiesa Collegiata e le pubbliche vie erano addobate con tale ma devota eleganza che l’eguale non erasi fino allora fra noi veduta. V’intervenne il duca in forma pubblica cui faceva bellissima ala i pubblici funzionari e la guardia urbana e tanto più edificava la pietà loro perché strettamente congiunta alla compassione delle umane risorse. Presso quei Reali trovano il povero di che confortare la sua tribolata esistenza”.

Da una fonte orale, che non trova però precisi riferimenti archivistici, si apprende che proprio nella prima metà dell’ottocento furono realizzati i primi tappeti di segatura, frutto dell’insegnamento dei domestici spagnoli che erano al servizio dei Borboni, sovrani del piccolo stato lucchese.
Da altre fonti orali, sicuramente più attendibili, sappiamo invece che agli inizi del novecento la segatura colorata veniva utilizzata per completare le classiche infiorate, mentre soltanto nel 1930, nella guida storica di Camaiore del maestro Vincenzo Tabarrani, si fa menzione unicamente dei tappeti di segatura.

“…le strade sono tappezzate di mortella e di timo boschereccio e di tratto in tratto si ammirano tra il verde disegni fatti con tritura di legno variamente colorata…”.

Si devono però attendere gli anni ’60 per assistere ad un vero è proprio consolidamento della tradizione della segatura, allorché i simpatizzanti dei gruppi politici più in voga in quel momento, sfidandosi in una vera e propria gara realizzarono lineari e geometrici tappeti ma di grande effetto cromatico e di incredibile lunghezza, talvolta superiore ai 100 metri.
Ma la più importante evoluzione tecnica artistica dei tappeti di segatura si può collocare tra gli anni ’70 e ’80 grazie all’assiduo impegno di artisti locali, che con grande maestria, riusciranno a sviluppare capolavori della pittura antica e opere di vario genere legati a temi di attualità. Ai nostri giorni sono quasi una ventina i gruppi che ogni anno, in occasione della festività del Corpus Domini, si cimentano nella realizzazione di stupende quadricromie di segatura colorata di oltre 40 metri di lunghezza che tappezzano, anche se per poche ore, le vie del centro storico di Camaiore.

Luca Santini

Un’arte applicata con una tecnica originale

I tappeti di segatura colorata, la cosiddetta Pula sono una tradizione camaiorese con un grande valore storico, culturale e artistico. Il lavoro viene eseguito nelle poche ore notturne, ma la preparazione inizia parecchi mesi prima, partendo da un’idea, un progetto: il motivo religioso (legato alla solennità del Corpus Domini); il disegno ripetitivo, la decorazione geometrica o floreale; motivi innovativi che affrontano tematiche sociali o una nuova composizione.
Il tema scelto si deve sviluppare secondo le dimensioni: una larghezza non superiore ai tre metri ed una lunghezza che varia a seconda dell’impegno dei vari gruppi, e può arrivare ai cinquanta metri.Fino alla vigilia della manifestazione fra i tappetari c’é grande riserbo sul proprio lavoro, si vogliono nascondere gelosamente: l’idea, i colori, lo sviluppo del tappeto.
Anticamente, lungo le vie del centro storico, il tappeto veniva realizzato con petali di fiori e ramoscelli di verde mortella. Verso gli anni ’30 dai documenti storici si parla di segatura: ”Si ammirano disegni fatti con tritura di legno sapientemente colorata…” (P. Tabarrani – Guida storica di Camaiore).

La segatura è un materiale povero che, con l’aggiunta del colore anilina, produce un grande effetto cromatico. La segatura di pioppo o d’abete (legni chiari) diviene l’elemento essenziale per la realizzazione del tappeto. I tappetari preparano intelaiature in legno con sagome di compensato intagliate secondo il disegno stabilito. Questo è un compito difficile perché ogni stampo serve per uno o più colori in sfumatura, per delineare i contorni della figura. In questo è necessaria tanta esperienza, calcolando i vari passaggi con sovrapposizioni dei colori, e qui entra in gioco l’effetto cromatico e le varie tonalità di colore. Gli stampi, uno dopo l’altro, vengono appoggiati sul selciato e su di essi con il setaccio passa la segatura. Dopo aver separato la segatura dai trucioli più grossi, la parte fine ed omogenea viene tinta calcolando la quantità per ciascun colore (una pala equivale ad un metro quadro).
I colori (aniline come detto) vengono disciolti in acqua o in alcool, sono versati sulla segatura e strofinando con le mani ricoperte dai guanti, quel povero materiale si trasforma nel colore stabilito.

Nelle soffitte, nei garages, nelle cantine, i gruppi fanno nascere montagne di rosso, verde, giallo, rosa. Tutte le tonalità sono lasciate riposare per qualche ora, mantenendo però la giusta umidità fino alla sera della realizzazione (il colore verrà custodito in sacchi di nylon).
Nel corso degli anni il tappeto si è trasformato, legato spesso ad una simbologia semplice, con il tema religioso sempre ben definito, ma anche lineare e geometrico sviluppando temi di attualità legati alla società: pace, guerra, violenza, fratellanza, amore.
La manifestazione, ha subito naturalmente alti e bassi ed alcuni anni di interruzione nel periodo della guerra, ma poche sono le testimonianze e la documentazione di quel periodo. Intorno agli anni ’50, grazie all’impegno di singoli cittadini, e alla spinta sociale di alcuni gruppi, nasce una forte competitivita che fa crescere la manifestazione. Aumenta l’originalità con l’aggiunta di nuovi materiali, quale il gessetto colorato. Alcuni artisti della zona lavorano alla parte centrale del tappeto, realizzando dipinti con la tecnica del Madonnaro aventi come tema scene religiose e simboliche, mentre la lavorazione in segatura del tappeto resta semplice e ripetitiva.

Tappeto di metà anni ’60

Nella storia dei tappeti diverse generazioni si sono succedute e la manifestazione ha avuto risultati alterni, fino ad arrivare al 1968, quando anche questa iniziativa ha risentito della spirito di grande “rinnovamento ideale” che scuoteva tutta l’Italia: da un gruppo di giovani liceali viene contestata la “tradizione” ed il tappeto diventa un “manifesto” di impegno sociale e politico contro la guerra nel Vietnam e la fame nel mondo. La segatura di un solo colore formò il tappeto con raggiunta di sassi, filo spinato e colore sgocciolato su cartoncino,che prima della processione, vennero rimossi con l’intervento delle forze dell’ordine. Oggi, scherzosamente possiamo dire che questa è stata l’Action Painting dei tappeti di segatura. Nonostante questa originale contestazione, la “Tradizione” per gli alti valori religiosi, storici, culturali e artistici, resiste e dopo il 1970 abbiamo di nuovo un forte impulso alla manifestazione. I gruppi partecipanti aumentano e i vecchi mestieranti sono alla ricerca di nuove tecniche di lavorazione.
I brillantini vengono mescolati alla segatura per avere maggiore luminosità sui colori; si parlerà in questo periodo di nuove tecnologie e impiego di nuove sostanze; la segatura così povera diventa ricca, si crea quel luccichìo sul colore con effetto scenografico.
I gruppi diventano più organizzati, ogni componente ha un compito da assolvere: chi controlla le misure e traccia i segni per terra, chi stende il fondo di base, chi si dedica al primo stampo e chi alle sfumature e alle decorazioni, chi riempie gli stacci dei vari colori e tiene puliti gli stampi dopo averli usati.
Dal 1983 l’Amministrazione Comunale di Camaiore sulla spinta di un’altra manifestazione, “I Madonnari”, che si teneva nello stesso periodo, approva un regolamento anche per i tappeti di segatura: un premio per i tappeti migliori, giudicati da un’apposita commissione e un rimborso spese. Per la tecnica di esecuzione si stabilisce l’uso esclusivo della segatura, regole sulla grandezza dei tappeti ed infine una suddivisione dei gruppi in categorie: prima categoria; seconda (vecchie riproposizioni); gruppo giovani; altre tecniche (fiori).
In questi anni cresce la competizione fra i gruppi tappetari, e tra tappetari e madonnari, anche nella popolazione che per campanilismo tifa per la nostra tradizione. Sono anni molto interessanti e le manifestazioni creano notizia anche nei mass media. I gruppi, in forte competizione, con l’uso della sola segatura cercano di sfruttare al massimo il materiale, con una ricerca cromatica sempre più impegnativa ma anche con una ricerca plastica e chiaroscurale di notevole effetto.
Una rivoluzione avviene anche nella costruzione degli stampi, con l’uso di materiali alternativi al compensato, per esempio il cartone e la faesite, e l’uso di telai come sostegno. Anche lo storico setaccio, usato per spargere la segatura, assume forme diverse per le diverse esigenze.

Dopo il 1990 alcuni gruppi storici hanno cessato la loro attività e si sono perse diverse figure caratteristiche di tappetaro. Questi ultimi anni però hanno visto la partecipazione di gruppi nuovi molto spesso composti da giovani o legati alla scuola attraverso progetti didattici sulla conoscenza della manifestazione e della sua tecnica.
Oggi dobbiamo investire perciò nelle nuove generazioni, per conservare e mantenere viva la tradizione, arrivando nell’immediato alla costituzione di un centro per la valorizzazione dei tappeti di segatura, un progetto quindi che tuteli il patrimonio culturale e artistico, che si esprima nella storia locale e promuova fra i giovani la conoscenza di questa tecnica sempre più rivoluzionaria, ma nello spirito della tradizione religiosa, senza sostituire i vecchi materiali: la segatura quel materiale povero, oggi ancora più ricco di contenuto grazie all’abilità dei Maestri Tappetari camaioresi.

Franco Benassi

Note

Pula: Segatura, tritume di legno.
Mortella: Sempreverdi odorosi, spargere la mortella per le vie.
Anilina: Base di colori artificiali molto concentrati.
Stampo: Intaglio su compensato, cartone o altro. Diverse forme bucate, secondo il disegno stabilito.
Staccio: Setaccio in legno con rete metallica.
Madonnaro: Artista di strada specializzato su immagini sacre a gessetto.
Action Painting: Pittura d’azione americana, per sgocciolare il colore per terra, uso di elementi di tutti i generi, legno, sasso, tela di sacco.
Brillantini: Tritura di vetro in vari colori, glitter.
Tappetaro: Nomignolo dato agli artisti (o artigiani) dei tappeti di segatura.